domenica, Aprile 14, 2024
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Il Testo Unico sulle Società partecipate: tra semplificazione e razionalizzazione

Il panorama economico italiano è caratterizzato da una presenza numericamente diffusa ed economicamente rilevante di società partecipate da soggetti pubblici, quasi 7000 imprese attive che impiegano 800mila addetti con un importante impatto economico. Con riferimento alle sole imprese a controllo pubblico, circa 4500, risulta dagli ultimi dati ISTAT verificati. Del 2015, come esse generino circa 56 miliardi di valore aggiunto, oltre il 10% di quello realizzato dal complesso delle imprese, delle industrie e dei servizi. Si tratta peraltro di un settore, quello delle partecipate locali, in cui si concentrano il maggior numero di società, circa 5500, partecipate dalle amministrazioni pubbliche regionali e locali, impieganti circa la metà degli addetti. È questo peraltro il settore, come rilevato dalle analisi compiute sul fenomeno delle partecipate, in particolare dalla Corte dei Conti, dove sono venuti nel corso del tempo a manifestarsi fenomeni di inefficienza e allontanamento dalle originarie finalità istituzionali. Tale situazione è stato il prodotto della cattiva qualità della regolazione, che agevola la costituzione di società o il mantenimento di partecipazioni societarie da parte di amministrazioni pubbliche, non necessarie per perseguire dei fini istituzionali o scarsamente produttive, nonché l’inefficienza della gestione societaria. È in ragione di tale complessa situazione che il settore è da tempo all’attenzione del legislatore, in particolare con la legge finanziaria del 2008 con cui sono state introdotte norme finalizzate a vietare costituzione di società aventi ad oggetto la produzione di beni e servizi non strettamente necessari al perseguimento delle finalità istituzionali.

È risultato, dunque, necessario un intervento normativo mirato a regolare e a riordinare a livello normativo il settore in discussione. Ciò si evince in modo chiaro dall’Affare consultivo n. 00438/2016 del Consiglio di Stato in risposta alla relazione n. 117/16/UL/P del 25 febbraio 2016, con la quale il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione ha chiesto il parere sullo schema di decreto legislativo recante «Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica», adottato sulla base degli articoli 16 e 18 della legge 124 del 2015. In particolare, l’art. 16 delega il Governo ad adottare decreti legislativi di semplificazione dei seguenti settori: a) lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e connessi profili di organizzazione amministrativa; b) partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche; c) servizi pubblici locali di interesse economico generale. Accanto a questi profili inerenti alle opportunità offerte da riordino normativo in sé, occorre considerare nella specifica materia in esame le esigenze di riforma, che hanno suggerito molteplici interventi innovativi, sulla base del successivo.

L’obiettivo primario del Testo Unico, in linea con i cardini della Riforma Maida, è la semplificazione: tale obiettivo risulterebbe raggiungibile tramite l’adattamento delle società in questione ai criteri oggettivi dimensionali individuati dal governo. Le società a rischio taglio sono quelle che non riguardano servizi di interesse generale, che abbiano fatturati minimi nel triennio precedente, sotto i 500mila fino al 2019 e sotto il milione a partire dal 2020, o che contano più amministratori che dipendenti. Stando ai Rapporti annuali del ministero dell’Economia il 61,2% delle partecipate pubbliche conta meno di 10 dipendenti, con il 23,8% che risulta non avere addetti. Sotto l’aspetto del fatturato, sempre sulla base dei rapporti annuali del Ministero, si è calcolato che il 34,6% delle partecipate si ferma sotto al milione, mentre un altro 34% (in maggioranza società piccole o piccolissime, presumibilmente) non aveva trasmesso dati. Da tale analisi, parrebbe che i parametri dimensionali mettano a rischio intorno al 60% delle partecipate, cioè circa 5mila su 8mila.

Il termine ultimo per presentare i piani di razionalizzazione delle partecipate pubbliche, escluse le quotate, è il 30 settembre p.v.

Gianluca Barbetti

Gianluca Barbetti nasce a Roma nel 1991. Appassionato di diritto amministrativo,ha conseguito la laurea in Legal Services con una tesi sui servizi pubblici locali, con particolare attenzione alle società partecipate. Durante il percorso di studi, ha svolto diverse attività parallele per completare la propria formazione con approcci pratici al diritto, come Moot Court in International Arbitration e Legal Research Group. E' curatore e coautore di due opere pubblicate e attualmente in commercio.

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