giovedì, Maggio 30, 2024
Criminal & Compliance

Parasonnie e Omicidi. Quando i disturbi del sonno assolvono

A cura di Elisa Teggi

Introduzione.

Parasonnie, insonnia e sonnambulismo: cerchiamo di far chiarezza su termini spesso erroneamente usati come sinonimi. I disturbi del sonno sono un problema di salute molto diffuso, tanto che, in certi casi, possono pregiudicare la qualità della vita della persona che ne è colpita, comportando alterazioni al suo benessere psicofisico. La carenza o la mancanza di sonno possono infatti causare deficit dell’attenzione, stanchezza cronica, irritabilità, fino a compromettere le relazioni interpersonali e la sicurezza dei soggetti coinvolti, familiari compresi. Spesso questi disturbi vengono tutti impropriamente detti “insonnie”, ma in realtà l’insonnia è solo una delle molteplici manifestazioni del disturbo. All’interno del disturbo del sonno, infatti, esistono oltre 80 patologie, di cui alcune altamente invalidanti.

Si andrà inizialmente a descrivere la classificazione dei principali disturbi legati al sonno e le modalità con cui essi si manifestano, cercando poi di far chiarezza rispetto al tema dell’imputabilità e della sussistenza o meno della responsabilità giuridica degli agiti durante questa fase.

Classificazione dei disturbi del sonno.

Una prima classificazione diagnostica dei disturbi del sonno e dell’eccitazione (DCSAD) risale al 1979 ed è stata sviluppata dall’Association of Sleep Disorders Centers (ASDC) e dall’Associazione per lo studio psicofisiologico del sonno. All’epoca furono stilate quattro categorie principali di tali disturbi.

Nel 1990 è invece stata sviluppata la prima classificazione completa dei disturbi del sonno e dell’eccitazione da parte dell’American Academy of Sleep Medicine (AASM)[1]; in questa occasione sono stati inventariati 84 disturbi del sonno. Sono seguiti altri aggiornamenti ad inizio anni 2000, fino alla più recente versione della classificazione internazionale del 2014.[2]

Ad oggi sono sette le categorie entro cui vengono raggruppate le patologie legate al sonno.

  1. Insonnia
  2. Disturbi respiratori legati al sonno
  3. Disordini centrali di ipersonnolenza
  4. Disturbi sonno-veglia del ritmo circadiano
  5. Parasonnie
  6. Disturbi del movimento legati al sonno
  7. Altri disturbi del sonno

 

Disturbi del sonno e parasonnie: cosa sono e come si manifestano.

Nella vasta categoria delle alterazioni del sonno si intende attenzionare, in questa sede, quella che viene definita come “parasonnia”, in quanto questa può comportare complessi risvolti sul piano giuridico, con conseguenti dubbi e perplessità rispetto al tema dell’imputabilità del soggetto agente.

La categoria comprende, tra gli altri, tre tipi di disturbo che è utile approfondire in quanto possono interessare la sfera giuridica:

  • Disturbo dell’eccitazione da sonno non REM, tra questi in particolar modo il sonnambulismo;
  • Parasonnie associate al sonno REM, tra cui il disturbo comportamentale da sonno REM (RDB);
  • Sexomnia, inteso come comportamento sessuale anomalo correlato al sonno.

Sonnambulismo e disturbo comportamentale da sonno REM differiscono in termini di cause, modalità di manifestazione e trattamenti, ma sono accomunati dal fatto di palesarsi in modo non consapevole ed automatico durante il sonno.

Il sonnambulismo ha un’incidenza a livello internazionale dell’1-17% nell’infanzia, con una frequenza degli eventi verso gli 11-12 anni, mentre si attesta al 4% tra la popolazione adulta che ne soffre. Esso si manifesta ad esempio quando il soggetto si siede sembrando sveglio, mentre in realtà è addormentato, oppure alzarsi e camminare, spogliarsi e rivestirsi, spostare oggetti ecc…

Il Disturbo del comportamento da sonno REM, invece, a differenza delle altre parasonnie, colpisce particolarmente la popolazione sopra i 50 anni di età e si caratterizza per l’assenza della fisiologica atonia muscolare, in quanto si verifica in uno stadio del sonno in cui si dovrebbe essere “paralizzati”. In questa fase il soggetto “agisce i propri sogni”, talvolta limitandosi ad urli, parolacce, vocalizzazioni varie, in altri casi invece agisce in maniera compartecipata con atteggiamenti motori anche complessi e talvolta violenti, come lesioni ripetute (lividi, lacerazioni, fratture) a sé oppure agli altri. Nella maggior parte dei casi queste persone riportano di aver avuto sogni molti realistici. Le molteplici cause dell’insorgenza del fenomeno possono essere di matrice genetica, associate a disturbi neurodegenerativi oppure legate all’abuso di sostanze (o all’astinenza di esse) e all’uso di farmaci psicoattivi.

Con il termine sexomnia si intende un comportamento sessuale anomalo legato al sonno e può essere concomitante al sonnambulismo nella declinazione di una forma di eccitazione confusionale: l’individuo agisce atti sessuali durante il sonno, come la masturbazione, l’accarezzamento inappropriato di se stessi o degli altri vicino a lui, fino ad arrivare, in casi estremi, ad un atto sessuale con l’altra persona, la quale, però, non ha manifestato il proprio consenso. Si è di fronte, in questi casi, ad una vera e propria aggressione sessuale. La prevalenza una tantum si stima essere del 7,1%, mentre la prevalenza a livello annuo è del 2,7%.

Tutti questi comportamenti si verificano in uno stato non conscio, portando con sé una serie di implicazioni da un punto di vista clinico e, talvolta, anche giuridico.

Le parasonnie sono disturbi inabituali con differente grado di gravità, che va dal parafisiologico, più frequente in età infantile, al disturbo grave e gravissimo, che compare più spesso nell’adulto e che è legato ad un’alterazione del comportamento durante il sonno.[3]

Così come il sonno, che si suddivide in fase profonda e fase REM, anche le parasonnie si distinguono tra parasonnie del sonno profondo e parasonnie della fase REM. In questi momenti, gli agiti comportamentali ed il vissuto emozionale dell’individuo sono imprevedibili ed estremamente vari. È quindi inevitabile porsi un quesito: si può essere considerati responsabili per ciò che si mette in atto durante questi momenti in cui non si è, per definizione, presenti a se stessi? Qual è, se sussiste, la rilevanza giuridica di questi comportamenti?

 

 

Disturbi del sonno, parasonnie e consapevolezza.

Ci sono una serie di casi giudiziari, nel nostro Paese e a livello mondiale, incentrati su atti antigiuridici o addirittura omicidi, compiuti da perone affette da sonnambulismo o da RDB. Alcuni di essi sono diventati celebri casi giudiziari, dato che, laddove si sia riuscito a dimostrare che l’atto criminoso sia stato compiuto durante il sonno e durante una crisi, l’imputato è stato assolto. La partita si è giocata attorno all’assenza (o meno) di consapevolezza tipica di questi disturbi.

La difesa legale fa dunque ricorso alla necessaria presenza di due fattori:

  • Actus rei, cioè la commissione del fatto criminoso nella fase del sonno;
  • Mens rea, consapevolezza dell’aver commesso il fatto.

Posto che l’actus rei non sia messo in discussione, in quanto il fatto è acclarato, la valutazione verte sulla natura e sul grado di consapevolezza dell’episodio violento verificatosi durante il sonno.

Bisogna considerare che la responsabilità giuridica rispetto alle proprie azioni richiede consapevolezza di esse e capacità di controllarle, considerando la coscienza all’interno di un continuum. Secondo il DSM V, sonno e veglia non rappresentano stati che mutualmente si escludono; perciò, il sonno potrebbe non essere un fenomeno globale dell’intero cervello. In questa fase, quando cioè coesistono sonno e veglia, si hanno contestualmente stati simil-veglia e stati simil-sonno. 

 

Parasonnie e imputabilità.

Secondo l’art. 85 del nostro Codice penale “Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato se al momento in cui lo ha commesso non era imputabile” e ancora precisa che è “imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere”. I successivi artt. 86 e 87 trattano rispettivamente la situazione di chi viene posto da altri in una condizione di incapacità di intendere e di volere e di chi si pone volontariamente in una condizione di incapacità “al fine di commettere il reato o di prepararsi una scusa”. escluso che la trattazione presente rientri nella casistica di uno di questi due articoli, il c.p., agli artt. 88 e 89, fissa i criteri di base per l’accertamento dell’imputabilità. L’art. 88 c.p., rispetto al vizio totale di mente, prevede la non imputabilità di “chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità di intendere e di volere”. L’art. 89 c.p., rispetto al vizio parziale di mente, stabilisce che “chi, nel momento in cui ha commesso il fatto era, per infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di intendere e di volere, risponde del reato commesso; ma la pena è diminuita”.  Gli stati emotivi e passionali, come previsto dall’art. 90, “non escludono né diminuiscono l’imputabilità”, eccezion fatta nel caso di commissione di un reato in stato di “piena ubriachezza” scaturente da “caso fortuito o forza maggiore” (art. 91 c.p.). La punibilità è invece piena laddove l’ubriachezza non derivi da caso fortuito o da forza maggiore (art. 92); entrambi gli articoli si applicano anche nei casi di commissione di reato sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Una sentenza del 2005 della Corte di cassazione a Sezioni Penali riunite (Cass. n° 9163, 2005), ha dichiarato che “ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente rientrano nel concetto di “infermità” anche “i gravi disturbi della personalità”, a condizione che il giudice ne accerti la gravità e l’intensità, tali da escludere o scemare grandemente la capacità di intendere e di volere”.

Nei processi di determinazione di correlazione sonno – violenza, posto che l’actus rei sia commesso durante il sonno, si rende indispensabile una precisa e dettagliata valutazione del grado di consapevolezza durante il sonno, che richiede quindi la raccolta dei dati riguardanti la storia clinica del soggetto e una perizia che includa interviste a partner, marito/moglie, compagno di letto, familiari.[4]

 

Casi giudiziari.

Asti, febbraio 2017. Il giudice del Tribunale di Asti rimette in libertà un cinquantunenne accusato di tentato omicidio ai danni della madre, in quanto il fatto era avvenuto in uno stato di sonnambulismo, quindi quando il soggetto era incapace di intendere e di volere. A seguito dell’incidente probatorio, i periti medici hanno accertato che il fatto è stato commesso con “automatismo del sonno” e cioè in un momento in cui il cervello, non ossigenato, porta ad automatismi non coscienti e non frutto di volontà.

Canada, anni ’80. Uno dei più eclatanti casi di sonnambulismo si è consumato a Toronto nel 1987 per mano di Kenneth Parks ai danni dei suoceri. All’epoca ventitreenne ed affetto da insonnia dovuta a problemi economici e familiari legati a debiti di gioco, Parks ammazzò la suocera e ferì il suocero, coi quali aveva rapporti ottimi fino ad allora, il tutto senza consapevolezza alcuna. Il 23 maggio di quell’anno l’uomo si alzò, guidò per 23 km fino alla casa dei due coniugi e qui li accoltellò; si recò quindi in una stazione di Polizia e ammise che probabilmente aveva ucciso delle persone. Solo in quel momento si rese conto di avere profondi tagli alle mani. La vicenda processuale non mise mai in discussione il fatto che lui fosse l’assassino, ma la battaglia giudiziaria verté sul fatto che lui avesse commesso l’omicidio durante il sonno e se fosse dunque effettivamente affetto da sonnambulismo. Fu assolto in tutti i gradi di giudizio.

Conclusioni.

Il tema della perizia psichiatrica è molto delicato e lo è, in modo specifico, nei suddetti casi, quando cioè il soggetto, perfettamente in grado di intendere e volere, dunque imputabile, è affetto da disturbi del sonno, fase in cui commette reato. Innanzitutto, la perizia dovrà essere redatta seguendo un rigoroso procedimento metodologico, in modo chiaro e comprensibile anche ai non esperti della materia, adeguatamente motivata rispetto alle conclusioni psichiatrico – forensi a cui giunge.  Per poter assurgere a mezzo di prova, dovrà essere documentata, obiettiva, motivata e convincente. Il perito dovrà basarsi su classificazioni scientificamente condivise riguardo le patologie mentali, quali ICD e DSM attualmente vigenti ed accreditati dalla comunità scientifica internazionale. Posto che con il termine “malattia” ci si riferisca ai soli Disturbi Psicotici ed ai Disturbi di Personalità gravi, nell’attribuire la valenza di “malattia” ad un’azione giuridicamente rilevante (o ad un’omissione giuridicamente rilevante), si renderà indispensabile valutare il fatto reato in rapporto al sintomo o alla sindrome psicopatologica: occorrerà sottolineare il funzionamento patologico psichico specificatamente legato al preciso sintomo e contestualizzarlo.

 

[1] AASM in associazione con la European Sleep Research Society, la Società giapponese di Sleep Research e della Latin American Sleep Society.

[2] Terza edizione della Classificazione Internazionale dei Disturbi del Sonno (ICSD)

[3] Demograficamente, il 90% dei pazienti con RBD sono maschi e la maggior parte ha più di 50 anni. Tuttavia, questa prevalenza maschile potrebbe essere distorta a causa del fatto che le donne tendono ad avere un tipo di RBD meno violento, il che porta ad un numero di accessi inferiori nei centri del sonno e a differenti caratteristiche cliniche. Se però gli uomini potrebbero avere un comportamento più aggressivo durante il sogno, le donne hanno presentato più disturbi nel sonno. Dati disponibili qui https://it.abcdef.wiki/wiki/Parasomnia

[4] Sul tema pulsioni, stati emotivi ed imputabilità si veda l’articolo disponibile qui https://www.iusinitinere.it/follia-non-e-malvagita-e-malvagita-non-e-follia-linsussistenza-del-raptus-omicida-39396

Fonte immagine www.pixabay.com

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